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Longdrink/ Afghanistan, lo Stato italiano macella i giovani del Sud senza lavoro


di Redazione (23/2/2012)


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‘Francesco come tanti altri ragazzi della Sicilia era partito perche’ non aveva oppurtunita’ qui e ha dovuto trovare un lavoro lontano da qui’. Lo ha detto nella sua omelia l’arcivescovo di Messina, Calogero La Piana al funerale di Francesco Curro’, 32 anni, uno dei militari morto in Afghanistan. Tre ragazzi morti, tutti del Sud, come vi abbiamo raccontato in questo articolo.
Parole che pesano come un macigno e che squarciano l’ipocrisia di tutti i politici, dal Presidente della Repubblica in giù, che hanno parlato di morti al servizio della Patria. La Patria un ca..o. Questi ragazzi sono morti perché lo Stato italiano non ha lasciato loro altra scelta se non quella di imbracciare le armi per sopravvivere. Un ragazzo del Sud, l’ennesimo.
La bara di Curro’ avvolta nel tricolore. Nella bandiera di quello Stato che lo ha costretto a morire per uno stipendio.  La beffa, dopo il danno letale.
‘Sollecito l’impegno delle istituzioni affinche’ facciano in modo di far trovare un’occupazione – ha aggiunto l’arcivescovo – anche qui ai nostri giovani’.  In modo che non siano costretti ad arruolarsi per un tozzo di pane.


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  1. Antonio non capisco la tua presa di posizione. Hai letto l’articolo? L’arcivescovo di Messina ha detto quello che pensano tutti: la maggior parte delle persone, storici inclusi: i giovani meridionali finiscono in massa nell’esercito perché non hanno alternative- Non ti piace? E’ un problema tuo, ma è la sacrosanta verità. “Se vi sentisse Francesco”? dici tu. Questo è vomitevole….

  2. Non è così. Raccontate alla gente una sofferenza psicologica che i nostri militari volontari non hanno. E’ vero che nella maggior parte dei casi i giovani del sud che scelgono di indossare una divisa (di una qualunque Forza Armata o Corpo armato dello Stato) lo fanno per trovare un posto di lavoro che inizialmente ritengono sia il mezzo più semplice per “sistemarsi ” ed avere uno stipendio sicuro. Poi si accorgono che non è così. Non si tratta di “mettere firma” come ancora pensa qualcuno. Si tratta di concorsi pubblici. E Francesco (a 32 anni) ne aveva superati almeno quattro per arrivare ad indossare il grado che aveva. Durante questo iter formativo è diventato un professionista (cioè un lavoratore efficiente e preparato) come lo sono tutti quelli che servono lo Stato indossando una divisa (carabinieri e poliziotti) e che rischiano la vita lavorando nel “loro Sud”. O qualcuno ancora pensa che quelli dell’Esercito sia ancora i fantaccini mandati a morire nella guerra d’Africa? Quello che molti ancora non capiscono è che non centra nulla “L’OPPORTUNITA’” e poi cosa significa ” quello Stato che lo ha costretto a morire per uno stipendio”? Vergogna … se vi sentisse Francesco o qualche suo commilitone … forse saprebbero come rispondere… a me viene solo da vomitare.